Quali sono i ricavi da considerare per gli enti non commerciali, come ASD e SSD, per il calcolo per accedere al contributo a fondo perduto?

Quali sono i ricavi da considerare per gli enti non commerciali, come ASD e SSD, per il calcolo per accedere al contributo a fondo perduto (previsto dal decreto legge 41/2021)?

Il dubbio riguarda le modalità di accesso a questo contributo a fondo perduto per gli enti non commerciali, in quando sembrano essere presenti nella norma ma esclusi nella pratica.

E’ stato chiarito che il contributo a fondo perduto spetta anche agli enti non commerciali, compresi quelli del terzo settore, limitatamente ai ricavi percepiti (=commerciali)…ma i dubbi aumentano in quanto gli enti non commerciali è risaputo svolgere attività istituzionale e non commerciale.

L’On. Luca Pastorino, durante la VI commissione permanente delle finanze, ha espresso questo dubbio riferendosi soprattutto alle ASD e alle SSD:

“non vi è chiarezza interpretativa, in relazione alle Società sportive dilettantistiche e Associazioni sportive dilettantistiche, dei termini: “fatturato, corrispettivi, ricavi e attività commerciale””.

La domanda vuole, quindi, capire se occorre comprendere, per le SSD, anche i ricavi provenienti dalle prestazioni di servizi, incluse quelle istituzionali in quanto, fiscalmente, sono da considerarsi commerciali; se così fosse bisognerebbe considerare tutta l’attività svolta come commerciale e i ricavi basarsi su tutte le entrate.

Le ASD hanno soprattutto entrate istituzionali (le quote associative non sono fiscalmente rilevanti e gli abbonamenti, pur essendo commerciali, vengono de-commercializzati se svolti a favore di soci e tesserati), sorge quindi spontanea la domanda: queste possono entrare a far parte dei ricavi?

L’Onorevole pone anche la seguente perplessità

“con riferimento alle associazioni in regime forfettario di cui alla legge n. 398 del 1991, che sono la quasi totalità, non è noto se, oltre a quelli commerciali che tuttavia vista la natura delle associazioni sono particolarmente esigui, i ricavi da attività istituzionali possano essere ricompresi nella voce ricavi”.

La Commissione ha risposto rievocando le misure agevolative precedenti (articolo 25 del decreto-legge n. 34 del 2020, articolo 1 del decreto-legge n. 137 del 2020, decreto-legge n. 41 del 2021 per i soggetti titolari di partita IVA):

“tra i soggetti indicati al comma uno (beneficiari) rientrano, quali possibili beneficiari del contributo e alle condizioni previste dalla disposizione, anche gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione allo svolgimento di attività commerciali”.

Da cui si evince chiaramente che anche gli enti non commerciali possono ricevere il contributo a fondo perduto per le sole attività commerciali svolte, escludendo, così, tutta l’attività istituzionale; occorre considerare, dunque, solo i ricavi con rilevanza ai fini IRES

pertanto, (sono) esclusi i proventi che non si considerano conseguiti nell’esercizio di attività commerciali nonché quelli derivanti da attività aventi i requisiti di cui al comma 3, dell’articolo 148 TUIR, svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali”. (circolare n. 22/E del 21 luglio 2020, paragrafo 2.5).

Questo criterio è da applicare anche alle SSD.

E’ chiaro, dunque, che sono definitivamente esclusi, per il calcolo per l’accesso al contributo a fondo perduto degli enti non commerciali (ASD e SSD), i ricavi di natura istituzionale.

Share on facebook
Facebook
Share on google
Google+
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on pinterest
Pinterest