Slittamento codice della crisi d’impresa

crisi d'impresa

Il Decreto Liquidità prevede lo slittamento dell’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa dal 15 agosto all’1 settembre 2021.

Si legge, infatti, nella conversione in legge, all’art. 5, “Differimento dell’entrata in vigore del Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza di cui al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14″:

 All’articolo 389 del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. Il presente decreto entra in vigore il 1 settembre 2021, salvo quanto previsto al comma 2.».

Viene altresì rinviata anche l’entrata in vigore del sistema di allerta, in quanto avrebbe contrastato con l’obiettivo del Codice della crisi che è quello di salvare le imprese e la loro continuità.

Il sistema di allerta, infatti, è concepito all’interno di una situazione economica stabile in cui la maggioranza delle imprese non venga colpita dalla crisi.

Le motivazioni di tale rinvio sono, infatti, da imputare alla grave crisi economica causata dall’emergenza COVID e la ragione della norma è, dunque, più che mai condivisibile, in quanto vuole preservare il più possibile la continuità delle imprese in questo periodo storico.

Per salvaguardare le imprese, il decreto Liquidità introduce altre misure:

– proroga di 6 mesi dei termini di adempimento dei concordati preventivi e degli accordi di ristrutturazione omologati, con scadenza nel periodo tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2021;

– nei procedimenti per l’omologazione del concordato e degli accordi, pendenti alla data del 23 febbraio 2020, il debitore può presentare, sino all’udienza fissata per l’omologa, un’istanza al tribunale per la concessione di un termine non superiore a 90 giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta (art. 161 L.F.) o di un nuovo accordo di ristrutturazione (art. 182-bis L.F.). L’istanza non è accettata se presentata nell’ambito di un procedimento di concordato preventivo nel corso del quale è già stata tenuta l’adunanza dei creditori ma non sono state raggiunte le maggioranze stabilite dall’art. 177, R.D. n. 267/1942;

– quando il debitore intende modificare unicamente i termini di adempimento del concordato preventivo o dell’accordo di ristrutturazione, deposita sino all’udienza fissata per l’omologa una memoria contenente l’indicazione dei nuovi termini nonché la documentazione che comprova la necessità della modifica dei termini. Il differimento dei termini non può essere superiore di sei mesi rispetto alle scadenze originarie. 

Infine, è da aggiungere che questa posticipazione permetterà di allineare il Codice della crisi d’impresa alla normativa di attuazione della Direttiva UE 1023/2019 in materia di ristrutturazione preventiva delle imprese.

E’ bene, inoltre, sottolineare che restano in vigore le disposizioni dell’art. 375 (in tema di ‘Assetti Organizzativi’) e dell’art. 379 (in tema di ‘Nomina degli Organi di Controllo’) del medesimo D.Lgs. n. 14/2019 e cioè l’obbligo per le società di:

istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa

e l’obbligo di nomina (entro la data dell’approvazione del bilancio 2019) dell’organo di controllo o del revisore al superamento dei limiti dimensionali previsti dall’art. 2477 c.c., così come riformulato dall’art. 379.

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